Una femmina di Pastore Australiano red merle seduta all’ingresso di uno skatepark osserva con attenzione l’ambiente circostante. L’immagine richiama il tema dell’articolo: un Aussie equilibrato non è un cane spento, ma un cane capace di osservare, regolarsi e accendersi quando serve.
Nash osserva ciò che accade nello skatepark: energia trattenuta, attenzione e lettura dell’ambiente.

Maschio o femmina nel Pastore Australiano: meno “acceso” non significa meno energico

Quando si parla di maschio e femmina nel Pastore Australiano, il rischio è sempre lo stesso: semplificare. Da una parte ci sono i luoghi comuni — il maschio più affettuoso, la femmina più indipendente, il maschio più dominante, la femmina più facile — dall’altra c’è la risposta opposta, altrettanto comoda: “Tanto ogni cane ha il suo carattere”.

È vero, ogni cane ha il suo carattere. Ma questo non significa che il sesso non possa influenzare il modo in cui quel carattere si esprime.

Le frasi fatte su maschi e femmine girano da sempre, spesso ripetute con grande sicurezza, come se bastasse il sesso del cane per prevedere tutto il resto. Naturalmente non funziona così. Un Pastore Australiano non è la somma di due o tre etichette: contano la genetica, la linea, la selezione, le esperienze, l’ambiente, la socializzazione, la gestione quotidiana e, soprattutto, il singolo soggetto.

Però dire che ogni cane è un individuo non significa cancellare completamente il ruolo del sesso. Il sesso non decide tutto, ma non possiamo nemmeno fingere che non abbia alcun peso nel modo in cui certi tratti tendono a manifestarsi.


Uno studio recente sul comportamento dell’Australian Shepherd, pubblicato su Veterinary Sciences, ha analizzato 215 soggetti tra 1 e 8,5 anni attraverso il C-BARQ, un questionario standardizzato usato nella ricerca sul comportamento canino.

È uno studio preliminare ed esplorativo, quindi non va letto come una verità definitiva sulla razza. È però un lavoro utile perché prova a individuare alcune associazioni interessanti tra comportamento, sesso, stato riproduttivo e colore del mantello.

Il primo dato importante è che, nel complesso, gli Australian Shepherd del campione sono risultati molto addestrabili e con bassi livelli di aggressività e paura verso le persone. Lo studio, quindi, non descrive l’Aussie come una razza problematica; al contrario, conferma un profilo generalmente collaborativo.

Il dato più interessante riguarda il sesso. Nello studio, il sesso è emerso come il predittore più costante tra quelli analizzati: le femmine mostravano minori probabilità di risposte molto intense nei comportamenti legati ad attaccamento ed eccitabilità, con odds ratio indicativamente compresi tra 0,44 e 0,56 per alcune risposte ad alta intensità.

Tradotto in modo semplice, nel campione studiato i maschi tendevano più spesso a esprimere in modo intenso la relazione, l’eccitazione e la ricerca di attenzione. Le femmine, invece, risultavano mediamente meno plateali in questi stessi ambiti.

Questo non significa che le femmine siano meno legate al proprietario, e non significa nemmeno che abbiano meno energia. Significa piuttosto che possono esprimere il legame e l’attivazione in modo diverso: meno continuo, meno fisico, meno “addosso”, meno evidente.

Un maschio può manifestare più facilmente la sua presenza entrando continuamente nella relazione. Una femmina può essere altrettanto coinvolta, ma più misurata, più selettiva, meno immediata da leggere se ci si ferma alla superficie.

Qui, secondo me, nasce uno dei fraintendimenti più frequenti. Molti confondono il cane equilibrato con il cane “tranquillo” nel senso più banale del termine. Se un Aussie non è sempre acceso, non salta continuamente e non chiede attenzione ogni minuto, allora viene percepito come meno energico. Ma non è detto.

Energia, eccitabilità e controllo non sono la stessa cosa. Un cane sempre acceso non è automaticamente più energico, più tipico o più valido.


La ricerca sul comportamento canino distingue bene tra energia, eccitabilità e controllo. Uno studio di Bray, MacLean e Hare ha mostrato che aumentare l’arousal, cioè il livello di attivazione, può migliorare il controllo inibitorio nei cani calmi, ma non nei cani già molto eccitabili.

In altre parole, più attivazione non produce sempre una risposta migliore: dipende dal cane e dalla sua capacità di regolarsi.

Questo è un punto fondamentale, soprattutto quando parliamo di razze come il Pastore Australiano. Un cane sempre acceso non è automaticamente più “vero Aussie”. A volte è semplicemente un cane che fatica a modulare l’eccitazione.

Un cane equilibrato non è quello sempre calmo, e non è nemmeno quello sempre su di giri. È quello capace di accendersi quando serve e tornare giù quando non serve.

Io questa cosa la vedo molto bene in Nash. Nash sa stare tranquilla, sa aspettare, sa osservare. Non è invadente, non è continuamente addosso, non trasforma ogni momento in una richiesta di attenzione. Per questo qualcuno potrebbe immaginarla come una cagnolina pacata, quasi “da soprammobile”.

Ma se la coinvolgo, se parte il gioco, se c’è qualcosa da fare, si accende in un decimo di secondo. Diventa veloce, intensa, partecipe, reattiva. La differenza è che, finito quel momento, torna in stand-by.

Per me questa non è poca energia: è regolazione. Ed è una qualità enorme in una razza come il Pastore Australiano.


Lo stesso studio sugli Australian Shepherd mostra anche un altro aspetto interessante: le femmine, nel campione analizzato, sembravano più reattive verso alcuni stimoli ambientali, come traffico intenso o oggetti insoliti incontrati lungo il percorso.

Anche questo dato, però, va letto con attenzione. Non significa banalmente che le femmine siano “più paurose”, come qualcuno potrebbe concludere troppo in fretta. Significa piuttosto che, in quel campione, sembravano più sensibili ad alcuni stimoli specifici e che le differenze tra maschi e femmine dipendevano molto dal contesto.

Una maggiore sensibilità verso alcuni stimoli non significa automaticamente fragilità o paura. In certi casi può essere semplicemente una lettura più attenta dell’ambiente.

Anche questo, almeno in parte, lo ritrovo in Nash. Con una precisazione: di giorno molto meno, di notte molto di più.

Un bidone spostato, un sacco lasciato vicino a un cancello, una sagoma insolita, qualcosa che prima non c’era. Con il buio possono diventare elementi da controllare, soprattutto se fuori posto rispetto a ciò che normalmente conosce.

Non lo definirei panico, e nemmeno paura generica. Mi sembra piuttosto una forma di attenzione molto focalizzata: qualcosa è cambiato, qualcosa non torna, quindi forse vale la pena rallentare, osservare meglio e capire cosa sta succedendo.

È come se certi dettagli, soprattutto in certe condizioni, acquisissero improvvisamente importanza.

L’Aussie, spesso, non attraversa semplicemente l’ambiente. Lo osserva, lo interpreta, lo valuta.

E questo, nel Pastore Australiano, ha molto senso. Spesso leggiamo standard e descrizioni di razza senza provare davvero a tradurli nella vita quotidiana. Ma se pensiamo a un cane selezionato per lavorare, prendere iniziative, osservare il bestiame e leggere movimenti e cambiamenti, allora questa attenzione all’ambiente diventa molto più comprensibile.

Alcuni soggetti lo fanno in modo più fisico, più espansivo, più evidente. Altri in modo più sottile, più selettivo, meno immediato. E forse è anche qui che, talvolta, maschi e femmine possono sembrare diversi pur restando entrambi pienamente Aussie.


Per questo dire che “maschio o femmina cambia poco” mi sembra, almeno in parte, riduttivo.

Non perché tutti i maschi siano uguali e tutte le femmine siano uguali — sarebbe assurdo — ma perché dire che conta il singolo cane non significa cancellare automaticamente le differenze che possono esistere tra maschi e femmine.

Il singolo soggetto conta moltissimo. Genetica, linea, selezione, socializzazione, esperienze, ambiente e gestione quotidiana restano fondamentali. Però il sesso, nel modo in cui certi tratti tendono a manifestarsi, può avere comunque un suo peso.

Non decide tutto, naturalmente. Ma nemmeno possiamo fingere che non conti nulla.

La ricerca, almeno per ora, non ci dice che il maschio sia migliore della femmina o che la femmina sia migliore del maschio. Ci dice qualcosa di molto più utile: maschi e femmine possono esprimere in modo diverso attaccamento, eccitabilità, ricerca di attenzione, sensibilità ambientale e relazione con l’umano.

E forse il punto sta proprio qui. Spesso tendiamo a leggere l’energia solo quando è evidente: il cane che salta, che cerca continuamente interazione, che sembra vivere sempre con il motore acceso.

Ma un cane più misurato non è automaticamente un cane meno coinvolto. A volte è semplicemente un cane che usa la propria energia in modo diverso.

Una femmina meno plateale non è necessariamente meno energica. Può essere semplicemente più regolata, più selettiva, meno continua nella richiesta.

E un Pastore Australiano regolato non è un Aussie spento.
È un Aussie che sa usare la propria energia quando serve.