Immagine editoriale che rappresenta il rapporto genetico e storico tra Pastore Australiano, Border Collie e Collie, con richiami visivi alla genetica, ai cladi di razza e al comune patrimonio rurale e pastorale.
Australian Shepherd, Border Collie e Collie: tre rami dello stesso grande mondo dei cani rurali e pastorali.

Il Pastore Australiano discende davvero dal Collie?

C’è un vecchio grafico genetico che, a guardarlo oggi, può creare più domande che risposte. In quel grafico, l’Australian Shepherd e il Border Collie non sembrano collocarsi accanto al Collie nel modo semplice che molti si aspetterebbero. Anzi, appaiono vicini a un grande gruppo dominato da razze da caccia.

A prima vista, la cosa può sembrare quasi una contraddizione. Due razze da pastore, due cani costruiti intorno al lavoro sul bestiame, finiscono in un’area genetica dove compaiono setter, spaniel, retriever, pointer, terrier e segugi. Viene spontaneo chiedersi se nel Pastore Australiano ci sia davvero una componente importante di cane da caccia.

La risposta, però, è meno semplice. E proprio per questo è più interessante. Perché quel grafico non racconta una discendenza diretta, non indica percentuali di sangue venatorio e non permette di dire che l’Aussie sia un cane da caccia travestito da cane da pastore. Racconta piuttosto quanto sia complicata la storia genetica delle razze moderne e quanto sia facile fraintendere uno studio quando lo si legge come se fosse un albero genealogico ordinato.

Nel 2004, Heidi Parker, Elaine Ostrander e colleghi pubblicarono su Science uno studio destinato a diventare un riferimento nella genetica del cane di razza. Analizzarono 414 cani appartenenti a 85 razze, utilizzando marcatori genetici per capire quanto le razze moderne fossero distinguibili tra loro e quali grandi relazioni emergessero sotto la superficie dei pedigree.

Da quell’analisi vennero fuori quattro grandi gruppi genetici. Uno comprendeva razze considerate più vicine a ceppi antichi, come Akita, Shiba Inu, Chow Chow e Alaskan Malamute. Un altro raccoglieva alcune razze di tipo mastino. Un altro ancora includeva razze come Collie, Shetland Sheepdog, Belgian Sheepdog e Belgian Tervuren. Il quarto gruppo, invece, era dominato da molte razze europee moderne utilizzate nella caccia.

È proprio in questo ultimo gruppo che compaiono anche Australian Shepherd e Border Collie.

Schema semplificato dello studio genetico del 2004 sulle razze canine e sui quattro cluster genetici
Schema semplificato del lavoro del 2004: i cluster non sono categorie cinofile pure, ma raggruppamenti statistici costruiti sui marcatori e sulle razze presenti nel campione.

Il punto delicato è tutto qui: quei gruppi non erano categorie cinofile pure. Non erano quattro cassetti ordinati con scritto “lupo”, “pastore”, “caccia” e “mastino”. Erano cluster statistici, costruiti a partire dai marcatori disponibili e dalle razze presenti nel campione. Le etichette servivano a descrivere il tratto più evidente di molte razze del gruppo, non a definire l’identità completa di ogni singola razza contenuta al suo interno.

Dire quindi che l’Australian Shepherd “ha sangue da cane da caccia” sarebbe una scorciatoia. Quel colore nel grafico non indica una percentuale di setter, spaniel o pointer dentro l’Aussie. Indica soltanto che, in quella specifica analisi e con una risoluzione ancora piuttosto ampia, l’Australian Shepherd mostrava una maggiore appartenenza al cluster genetico dominato da razze da caccia rispetto al piccolo gruppo in cui cadeva il Collie moderno.

La domanda vera, allora, non è se il Pastore Australiano sia un cane da caccia mascherato da pastore. Non lo è. La domanda più utile è un’altra: perché l’Aussie e il Border Collie, in quello studio, non appaiono semplicemente accanto al Collie?

Qui il discorso diventa più interessante, perché ci costringe a distinguere due cose che spesso vengono confuse: il Collie moderno e il mondo più antico dei cani collie-like. Quando oggi diciamo “Collie”, pensiamo facilmente al Rough Collie o allo Smooth Collie come razze riconoscibili, fissate, selezionate anche nella morfologia e nell’immagine pubblica.

Storicamente, però, la parola “collie” rimanda a qualcosa di più ampio: cani rurali da pastore, cani da conduzione britannici, popolazioni da lavoro non ancora separate in modo rigido dalle razze moderne. Era un mondo meno ordinato, meno chiuso e molto più pratico di quanto lascino immaginare i pedigree attuali.

In questo senso, dire che Australian Shepherd e Border Collie siano collegati al mondo dei collie storici può avere senso. Molto meno preciso, invece, è dire che discendano semplicemente dal Collie moderno, come se esistesse una linea genealogica ordinata: prima il Collie, poi il Border Collie, poi il Pastore Australiano.

Lo studio del 2004 non dimostra che ogni ipotesi di parentela pastorale sia falsa, ma rende fragile una lettura troppo semplice. Il Collie, nello schema di quello studio, mostra un segnale più vicino al piccolo gruppo pastorale insieme allo Shetland Sheepdog e ai Belgian. Australian Shepherd e Border Collie, invece, appaiono più dentro il grande fondo genetico europeo moderno, quello che nel grafico risulta dominato da razze da caccia.

Questo non significa che Australian Shepherd e Border Collie siano meno cani da pastore. Significa soltanto che non sono geneticamente sovrapponibili al Collie moderno e che la loro storia non può essere ridotta a una discendenza lineare.

Il lavoro del 2017 non cancella quello del 2004. Lo mette semplicemente più a fuoco. A distanza di anni, lo stesso filone di ricerca ha analizzato un numero più ampio di razze e ha costruito una mappa genetica più dettagliata. Non più quattro grandi gruppi, troppo larghi per raccontare bene la complessità delle razze moderne, ma un insieme molto più articolato di cladi.

Con questo zoom più fine, Australian Shepherd, Border Collie, Collie, Shetland Sheepdog e altre razze da conduzione vengono letti dentro un quadro più coerente: quello dei cani rurali e pastorali legati al mondo britannico o a ceppi affini. È un passaggio importante, perché ridimensiona l’equivoco nato dal vecchio grafico.

Schema semplificato dello studio genetico del 2017 con il clade UK Rural e le razze Collie, Border Collie, Australian Shepherd e Shetland Sheepdog
Con una risoluzione più fine, il quadro cambia: l’Australian Shepherd viene ricollocato dentro un contesto più coerente con i cani rurali e pastorali.

L’Australian Shepherd non viene quindi letto come un cane da caccia. Viene piuttosto ricollocato dentro un più vasto mondo di cani rurali da lavoro, nel quale le razze moderne sono il risultato di selezioni successive, migrazioni, chiusure genealogiche e scelte umane spesso molto più recenti di quanto immaginiamo.

In altre parole, il primo studio apriva un dubbio; il secondo lo rimetteva nella giusta prospettiva. Non perché uno fosse “sbagliato” e l’altro “giusto”, ma perché osservavano il problema con strumenti, campioni e livelli di dettaglio diversi.

C’è poi un altro aspetto da non trascurare. Né lo studio del 2004 né quello del 2017 sembrano includere razze pastorali iberiche locali come il Carea Leonés, o Perro Leonés de Pastor. Questo non prova un legame diretto tra quei cani e il Pastore Australiano, ma nemmeno lo esclude.

Semplicemente, quei lavori non potevano testarlo davvero. Se in uno studio mancano alcuni possibili riferimenti pastorali europei, il modello genetico non può riconoscerli. Può solo confrontare l’Australian Shepherd con le razze presenti nel campione e collocarlo nel gruppo più vicino tra quelli disponibili.

È per questo che il famoso cluster dominato dai cani da caccia va letto con prudenza: non come una prova di identità venatoria, ma come il risultato di un confronto ampio e incompleto rispetto a certe ipotesi storiche più specifiche.

Questo punto è importante anche quando si parla delle possibili radici iberiche o basche nella storia dell’Aussie. Gli studi Parker/Ostrander non le confermano, ma non le smentiscono nemmeno in modo definitivo. Non erano costruiti per rispondere a quella domanda specifica.

Alla fine, la conclusione più equilibrata è questa: Australian Shepherd, Border Collie e Collie moderno non vanno immaginati come una sequenza lineare, in cui una razza nasce semplicemente dall’altra. Sono più probabilmente rami diversi di un albero più grande: quello dei cani rurali e pastorali europei, in particolare britannici o collegati a quel mondo.

Alcuni rami sono diventati cani da esposizione molto riconoscibili. Altri sono rimasti più vicini al lavoro di conduzione. Altri ancora, come l’Australian Shepherd, si sono sviluppati in un contesto diverso, quello americano, dove il cane doveva adattarsi al ranch, al bestiame, agli spazi aperti e a una selezione molto pratica.

Dire che il Pastore Australiano discende dal Collie può quindi essere vero solo se usiamo la parola “Collie” in senso storico e largo: cani da pastore collie-like, popolazioni rurali da conduzione, vecchi ceppi da lavoro. Diventa invece troppo semplicistico se intendiamo il Collie moderno come razza madre diretta dell’Aussie.

L’Australian Shepherd non è un Collie americano. Non è neppure un cane da caccia mascherato da pastore. È il prodotto di una storia più composita: cani rurali, greggi, migrazioni, selezione pratica, lavoro quotidiano e popolazioni canine molto meno ordinate delle razze che conosciamo oggi.

Da tenere a mente

  1. Il grafico genetico del 2004 non dimostra che l’Australian Shepherd sia un cane da caccia, ma mostra la sua collocazione in un cluster statistico ampio.
  2. Il Collie moderno e i vecchi cani collie-like non sono la stessa cosa: confonderli porta a letture genealogiche troppo semplici.
  3. Lo studio del 2017 offre uno zoom più dettagliato e ricolloca l’Aussie dentro un quadro più coerente con i cani rurali e pastorali.
  4. L’assenza di alcune razze pastorali iberiche nei campioni genetici non consente di confermare né di escludere del tutto certe ipotesi storiche.
  5. Il Pastore Australiano va letto come un ramo autonomo di una storia pastorale più ampia, non come una copia americana del Collie moderno.

Resta però una cosa vera: tra cane da pastore e cane da caccia esiste un legame profondo. Non perché facciano lo stesso lavoro, ma perché entrambi si appoggiano a una base comportamentale comune: la predazione.

Il cane da caccia può essere selezionato per cercare, seguire una traccia, fermare, inseguire, riportare o afferrare. Il cane da pastore, invece, viene selezionato per orientarsi sul movimento, leggere la direzione degli animali, esercitare pressione, controllare lo spazio e collaborare con l’uomo senza arrivare alla cattura e all’uccisione.

Nel cane da conduzione, la predazione non viene cancellata. Viene spezzata, regolata e trasformata in controllo. Questo aiuta a capire anche certi comportamenti quotidiani dell’Aussie: l’attenzione al movimento, la tendenza a leggere le traiettorie, la reattività davanti a qualcosa che corre, la necessità di capire dove stanno andando persone, cani o animali non sono dettagli casuali.

Sono parte di una mente selezionata per osservare, anticipare e intervenire. Ma tutto questo non rende l’Aussie un cane da caccia. Lo rende un cane pastorale moderno, costruito su materiale comportamentale antico e modellato dall’uomo per un lavoro diverso.

Il vecchio grafico del 2004 rimane affascinante perché costringe a fare una domanda scomoda: il Pastore Australiano è davvero così vicino al Collie come spesso raccontiamo?

La risposta più onesta è: dipende da cosa intendiamo per Collie. Se parliamo del Collie moderno, fissato come razza, la parentela non va trasformata in una discendenza semplice e diretta. Se invece parliamo del grande mondo dei cani rurali da pastore, dei vecchi ceppi collie-like e delle popolazioni da lavoro che precedono la chiusura delle razze moderne, allora sì: l’Aussie appartiene a quel mondo.

Gli studi genetici non rendono la storia del Pastore Australiano più semplice. La rendono più complessa, più sfumata e forse anche più vicina alla realtà. E questa complessità, invece di indebolire il racconto della razza, lo rende più interessante.

Più che un Collie americano, il Pastore Australiano è un ramo autonomo di una storia rurale più ampia. Una storia fatta di cani, greggi, migrazioni, lavoro e selezione pratica. La genetica non la chiude in una formula. La apre.

Fonti essenziali

Parker H.G. et al., Genetic Structure of the Purebred Domestic Dog, Science, 2004.

Parker H.G. et al., Genomic Analyses Reveal Influence of Geographic Origin, Migration, and Hybridization in Modern Dog Breed Development, Cell Reports, 2017.

Barrios N. et al., Patagonian sheepdog: Genomic analyses trace the footprints of extinct UK herding dogs to South America, PLOS Genetics, 2022.