Australian Shepherd con orecchie erette in ambiente naturale. L’orecchiatura dritta è un carattere storicamente presente nella razza e spiegabile dal punto di vista genetico.
Australian Shepherd con orecchie erette: una variazione morfologica reale, storicamente documentata e spiegabile dal punto di vista genetico.

Perché alcuni Pastori Australiani hanno le orecchie dritte

Nel Pastore Australiano, le orecchie completamente erette sono considerate un difetto morfologico importante dagli standard ufficiali di razza. ASCA, AKC e FCI descrivono infatti un’orecchiatura triangolare, attaccata alta, portata semi-eretta o pendente, con la base che si solleva quando il cane è in attenzione. L’orecchio completamente diritto, invece, viene penalizzato.

Eppure, nonostante decenni di selezione e nonostante l’attenzione degli allevatori, continuano a nascere, seppure raramente, soggetti con orecchie dritte. Può accadere anche in programmi allevatoriali seri, coerenti e ben condotti. Ed è proprio questo il punto da chiarire: non sempre la comparsa di un orecchio eretto va letta come un errore grossolano, un segnale di incroci recenti o una mancanza di selezione.

Più spesso, è il risultato prevedibile dell’incontro tra biologia, storia genetica della razza e scelte normative che, nel tempo, hanno definito ciò che oggi consideriamo corretto o scorretto nello standard.


La descrizione dell’orecchio nello standard non nasce soltanto da un gusto estetico. Nel Pastore Australiano, come in molte razze da lavoro, la morfologia è stata letta a lungo anche in rapporto alla funzione. L’Aussie doveva essere un cane pratico, resistente, adatto al lavoro sul bestiame e capace di muoversi in ambienti difficili, polverosi, irregolari, dove ogni dettaglio strutturale poteva avere un significato.

L’orecchio semi-eretto o leggermente pendente può essere interpretato dentro questo quadro. Protegge parzialmente il condotto uditivo da polvere, semi e piccoli corpi estranei, riduce l’esposizione del padiglione a urti e traumi, ma mantiene comunque una buona capacità di orientamento uditivo. Non è quindi un semplice ornamento, né una scelta arbitraria di eleganza morfologica.

Naturalmente non bisogna forzare il discorso fino a trasformare ogni dettaglio dello standard in una prova funzionale assoluta. Però, nel caso dell’Australian Shepherd, la tipicità dell’orecchio rientra in un’idea più ampia di cane moderato, utile, rustico e ben costruito. Non un cane selezionato per l’eccesso, ma per un equilibrio complessivo tra forma e funzione.


Dal punto di vista storico, però, è importante chiarire un aspetto spesso dimenticato: l’orecchio eretto non è mai stato davvero estraneo al Pastore Australiano. La razza non nasce da un gruppo omogeneo di cani già perfettamente uniformi, ma da popolazioni eterogenee di cani da pastore, provenienti da contesti diversi e selezionati prima di tutto per il lavoro.

Nel materiale storico e genetico che ha contribuito alla formazione dell’Aussie troviamo ceppi europei legati all’area pirenaica e basca, cani di tipo collie rustico e soggetti da lavoro nordamericani. In molte di queste popolazioni, orecchie erette, semi-erette o comunque molto variabili erano presenti e funzionalmente accettate.

Anche Ernie Hartnagle, figura storica dell’Australian Shepherd e profondo conoscitore delle origini della razza, ricordava la presenza di soggetti fondatori con orecchie dritte. Tra i nomi citati compaiono Wood’s Dandy, Mansker’s Freckles e Smedra’s Blue Mistingo. Questo non significa che l’orecchio eretto sia oggi corretto secondo lo standard, ma conferma che il carattere appartiene alla storia genetica della razza.

In altre parole, l’orecchio diritto non compare dal nulla. Non è necessariamente un corpo estraneo entrato di recente. È un carattere che la selezione moderna ha cercato di ridurre e penalizzare, ma che si trovava già, in forme diverse, dentro il patrimonio di partenza.


Per capire perché questo carattere possa riemergere, bisogna uscire dall’idea troppo semplice del “gene delle orecchie dritte”. L’assetto auricolare non è controllato da un singolo gene acceso o spento. È un carattere complesso, influenzato da più fattori: sviluppo e densità della cartilagine, peso e forma del padiglione, angolo di inserzione sul cranio, crescita della testa e maturazione complessiva del cucciolo.

Per questo si parla di carattere poligenico. Non c’è una sola causa, ma una combinazione di elementi che, insieme, determinano il modo in cui l’orecchio si stabilizza. Due cani con orecchie apparentemente corrette possono comunque portare combinazioni genetiche favorevoli alla riemersione di un orecchio più leggero, più rigido o più verticale.

Questo spiega perché la comparsa sporadica di orecchie dritte possa avvenire anche dopo diverse generazioni di soggetti corretti. La selezione può abbassare molto la frequenza del carattere, e infatti lo ha fatto. Può rendere più stabile il tipo auricolare desiderato. Ma, quando un tratto è poligenico, storicamente presente e legato a molte variabili di sviluppo, eliminarlo completamente diventa molto difficile.

Non è quindi corretto parlare automaticamente di fallimento della selezione. È più preciso parlare dei suoi limiti biologici. La selezione orienta, riduce, stabilizza, ma non cancella sempre in modo assoluto ciò che fa parte della storia genetica di una popolazione.


Da qui nasce anche il tema, delicato, degli interventi meccanici sulle orecchie dei cuccioli. In alcuni casi vengono usati cerotti, colle o supporti temporanei per accompagnare l’orecchiatura durante la crescita. È un argomento su cui è facile cadere in giudizi molto netti, ma anche qui conviene distinguere.

Esistono cuccioli con un’orecchiatura geneticamente borderline: cartilagine ancora in maturazione, inserzione corretta ma instabile, padiglione sufficientemente pesante e una conformazione complessiva compatibile con lo standard. In questi casi, un supporto temporaneo non modifica la genetica e non trasforma un orecchio strutturalmente eretto in un orecchio corretto. Può soltanto accompagnare, per un periodo limitato, un assetto già biologicamente possibile.

Diverso è il caso di un’orecchiatura geneticamente eretta, con cartilagine rigida, inserzione verticale e sostegno strutturale stabile. In questi soggetti, l’effetto di colle o cerotti è solo temporaneo. Alla rimozione del supporto, l’orecchio tende a tornare nella posizione che la sua struttura gli consente. Non esiste, in questi casi, una vera correzione stabile.

Anche la tempistica conta. L’eventuale efficacia di questi interventi è limitata a una finestra precisa dello sviluppo, indicativamente tra le prime settimane e i quattro o cinque mesi, prima che la cartilagine maturi definitivamente e prima che la crescita cranica stabilizzi l’assetto dell’orecchio. Superata quella fase, l’orecchiatura diventa molto più definita.

Questo non significa che ogni intervento sia uguale o che il risultato estetico finale debba essere ignorato. Significa però che, dal punto di vista selettivo, bisogna essere onesti: un orecchio che necessita di interventi per apparire corretto non racconta la stessa cosa di un orecchio naturalmente stabile.


Il contributo di Ernie Hartnagle aiuta a leggere il tema con maggiore profondità storica. Nel suo scritto A bit of history on the prick ear and the Australian Shepherd, Hartnagle non nega affatto la natura genetica dell’orecchio eretto. Al contrario, riconosce che si tratta di un carattere naturalmente presente, trasmissibile e già osservabile in alcuni soggetti fondatori.

La sua riflessione si concentra piuttosto sul contesto in cui l’orecchio eretto venne classificato come grave difetto. Negli anni Settanta, la razza non era ancora stabilizzata come lo è oggi, l’ASCA era ancora in una fase iniziale e mancavano criteri morfologici davvero consolidati. Secondo Hartnagle, la penalizzazione severa introdotta nello standard del 1977 fu anche una misura difensiva, pensata per scoraggiare l’ingresso di soggetti ritenuti poco tipici, più che il risultato di una valutazione genetica o funzionale approfondita.

In retrospettiva, Hartnagle giudicava quella scelta eccessiva, perché a suo avviso aveva spostato parte dell’attenzione selettiva dall’attitudine lavorativa verso un criterio fortemente estetico, favorendo anche pratiche correttive come il taping delle orecchie.

Questa posizione non smentisce la genetica del carattere e non rende l’orecchio eretto compatibile con lo standard attuale. Offre però una lettura storica più articolata. Da una parte c’è l’esistenza biologica di un carattere presente nella razza; dall’altra c’è la scelta regolamentare di penalizzarlo severamente. Sono due piani diversi, e confonderli porta quasi sempre a semplificazioni.


Dal punto di vista della selezione responsabile, questa distinzione è importante. Un soggetto che necessita di interventi per rientrare nello standard non dovrebbe essere considerato automaticamente equivalente a un soggetto con orecchiatura naturalmente corretta. Anche se il risultato finale appare simile, la base genetica sottostante può essere diversa.

La valutazione non dovrebbe fermarsi al singolo risultato estetico, ma considerare la stabilità naturale del carattere, la sua ricorrenza nelle linee e il quadro complessivo del cane. L’obiettivo non è demonizzare un cucciolo con orecchie dritte, né trasformare un difetto morfologico in una colpa. L’obiettivo è capire che cosa quel carattere racconta della selezione, della linea e della storia genetica della razza.

Le orecchie dritte nel Pastore Australiano non sono quindi, di per sé, la prova di un errore moderno, di un incrocio recente o di un fallimento totale della selezione. Sono il risultato possibile di un carattere poligenico, storicamente presente e ridotto nel tempo, ma non eliminabile con assoluta certezza.

La genetica spiega perché questo carattere esiste ancora. La storia dello standard aiuta a capire perché sia stato così severamente penalizzato. Tenere insieme questi due aspetti permette di leggere il fenomeno con maggiore equilibrio: senza minimizzarlo, ma anche senza trasformarlo in qualcosa che non è.

In breve

  • L’orecchio è un carattere poligenico, non controllato da un solo gene.
  • Le orecchie erette sono storicamente presenti nel patrimonio della razza.
  • La selezione ne ha ridotto la frequenza, ma non può sempre eliminarle del tutto.
  • Colle, cerotti e supporti temporanei possono incidere solo su orecchiature borderline.
  • Un’orecchiatura eretta stabile ha una base strutturale e genetica.
  • Hartnagle criticava il contesto storico della penalizzazione severa, non la biologia del carattere.
  • Le orecchie dritte raccontano la storia genetica e selettiva della razza, non semplicemente un suo errore.