Illustrazione concettuale del microbiota intestinale del cane: l’intestino con le principali popolazioni microbiche, la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA) e la connessione intestino–cervello. L’immagine rappresenta il ruolo del microbiota nell’equilibrio digestivo, immunitario e comportamentale del cane, evidenziando l’importanza della stabilità alimentare e dei tempi biologici nel riequilibrio intestinale.
Il microbiota intestinale del cane è un ecosistema complesso: equilibrio, tempo e stabilità contano più di qualunque scorciatoia.

Il microbiota intestinale del cane

Negli ultimi anni il termine microbiota è entrato con forza nel linguaggio comune. Se ne parla in medicina umana, in veterinaria, in nutrizione e anche nel mondo del pet food, spesso come se fosse la chiave universale per spiegare ogni problema intestinale e risolverlo con un integratore.

Nel cane, però, questo concetto viene spesso semplificato. Il microbiota non è una parola magica, non è una moda da etichetta e non si riequilibra semplicemente aggiungendo “qualcosa per l’intestino”. È un sistema biologico complesso, dinamico e molto individuale, che risponde alla dieta, allo stress, ai farmaci, alla storia clinica e alla stabilità della gestione quotidiana.

Da ricordare subito: il microbiota intestinale non si “ricostruisce” dall’esterno con un prodotto. Può riorganizzarsi e stabilizzarsi solo se il cane viene messo nelle condizioni giuste: dieta coerente, cambi graduali, riduzione delle variabili, controllo dell’infiammazione e tempo biologico sufficiente.

Che cos’è il microbiota intestinale del cane

Con il termine microbiota si indica l’insieme dei microrganismi vivi che colonizzano stabilmente un determinato distretto dell’organismo. Nel cane, quando si parla di microbiota senza altre specificazioni, ci si riferisce quasi sempre al microbiota intestinale.

È costituito principalmente da:

  • batteri;
  • archea;
  • lieviti;
  • virus batteriofagi, cioè virus che infettano i batteri.

Il microbiota non va confuso con il microbioma. Il microbiota è l’insieme dei microrganismi; il microbioma è il patrimonio genetico complessivo di quei microrganismi. Nella divulgazione i due termini vengono spesso usati come sinonimi, ma tecnicamente non indicano la stessa cosa.

Il microbiota intestinale non è un semplice aiuto alla digestione. Funziona quasi come un organo metabolico e immunologico diffuso, coinvolto in molte attività fondamentali:

  • metabolismo dei nutrienti;
  • fermentazione delle fibre e di altre componenti non digeribili;
  • produzione di metaboliti biologicamente attivi;
  • mantenimento della barriera intestinale;
  • modulazione del sistema immunitario;
  • interazione con il sistema nervoso attraverso l’asse intestino-cervello.

Ogni cane possiede un microbiota unico, influenzato da genetica, dieta, ambiente, stile di vita, farmaci, età, stress, malattie pregresse e storia alimentare. Questo spiega perché due cani possano reagire in modo diverso allo stesso alimento, allo stesso probiotico o allo stesso cambio di dieta.

In parole semplici: il microbiota è la comunità di microrganismi che vive nell’intestino del cane. Non è solo “flora intestinale”, nel senso vecchio e riduttivo del termine, ma un sistema attivo che partecipa a digestione, immunità, barriera intestinale e comunicazione con il resto dell’organismo.

Come funziona realmente il microbiota

Una delle funzioni principali del microbiota intestinale è la fermentazione delle componenti della dieta che il cane non digerisce completamente da solo. Da questo processo derivano metaboliti importanti, tra cui gli acidi grassi a corta catena, spesso indicati con la sigla SCFA.

Gli SCFA, come acetato, propionato e butirrato, svolgono diverse funzioni:

  • forniscono energia alle cellule intestinali;
  • contribuiscono al mantenimento del pH intestinale;
  • partecipano alla regolazione della risposta infiammatoria;
  • supportano l’integrità della barriera intestinale;
  • interagiscono con il sistema immunitario locale.

Il microbiota contribuisce anche alla cosiddetta resistenza alla colonizzazione. In un intestino stabile, le popolazioni microbiche commensali occupano spazio, utilizzano nutrienti e rendono più difficile la crescita eccessiva di microrganismi indesiderati. Quando questo equilibrio si altera, alcuni gruppi batterici possono aumentare o diminuire in modo sfavorevole, modificando fermentazioni, produzione di gas, qualità delle feci e risposta immunitaria locale.

Un altro aspetto importante è la barriera intestinale. L’intestino deve assorbire nutrienti, ma allo stesso tempo deve impedire il passaggio incontrollato di antigeni, tossine e microrganismi. Un microbiota funzionale aiuta a mantenere questa barriera più stabile e meno permeabile.

Infine, esiste una comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello. Non significa che ogni problema comportamentale dipenda dal microbiota, né che basti un probiotico per modificare il carattere di un cane. Significa però che intestino, stress, risposta immunitaria e sistema nervoso dialogano tra loro. In alcuni soggetti, soprattutto se sensibili o reattivi, un intestino instabile può contribuire a peggiorare adattabilità, disagio e risposta allo stress.

Microbiota in equilibrio e disbiosi

Un microbiota intestinale in equilibrio non è identico in tutti i cani. Non esiste una composizione “perfetta” valida per ogni soggetto. Si parla piuttosto di equilibrio funzionale: il sistema è abbastanza stabile, diversificato e adatto a quel cane da sostenere una buona digestione, una risposta immunitaria regolata e feci compatibili con il benessere intestinale.

Un microbiota funzionale è caratterizzato da:

  • adeguata diversità microbica;
  • stabilità nel tempo;
  • prevalenza di popolazioni commensali utili;
  • buona capacità di recupero dopo piccoli cambiamenti;
  • fermentazioni intestinali tollerate dal cane;
  • assenza di segni clinici persistenti.

Quando questo equilibrio si altera si parla di disbiosi. Nel cane la disbiosi può essere evidente in corso di malattie intestinali, terapie antibiotiche, enteropatie croniche o cambi alimentari mal gestiti, ma può anche manifestarsi in modo più funzionale e sfumato.

I segnali indiretti di un intestino instabile possono includere:

  • feci molli o variabili;
  • flatulenza;
  • borborigmi;
  • alito alterato;
  • maggior frequenza delle evacuazioni;
  • muco nelle feci;
  • dermatiti ricorrenti in alcuni soggetti predisposti;
  • tolleranza ridotta ai cambi alimentari;
  • maggiore sensibilità allo stress.

Questi segni non sono specifici del microbiota. Possono dipendere anche da parassiti, infezioni, allergie alimentari, enteropatie croniche, problemi pancreatici, errori alimentari o altre condizioni. Per questo è importante non usare la parola “disbiosi” come spiegazione generica per tutto ciò che riguarda l’intestino.

Attenzione alla diagnosi facile: feci molli, gas o diarrea ricorrente non significano automaticamente “microbiota alterato” da correggere con un integratore. Se i sintomi persistono, peggiorano o si associano a dimagrimento, vomito, sangue, muco frequente o calo dell’appetito, serve una valutazione veterinaria.

Perché ogni cane risponde in modo diverso

Uno dei punti più importanti, e spesso meno compresi, è la grande variabilità individuale. A parità di dieta, gestione e ambiente, due cani possono avere risposte intestinali diverse. Uno può digerire senza problemi un determinato alimento, mentre l’altro sviluppa feci molli, gas o instabilità.

Questo dipende anche dalla composizione iniziale del microbiota. Se un cane possiede già popolazioni microbiche capaci di fermentare bene certe fibre o di adattarsi gradualmente a una dieta, la transizione sarà più semplice. Se invece l’intestino è instabile, infiammato o reduce da antibiotici, parassitosi o cambi ripetuti, lo stesso alimento può essere tollerato peggio.

Per questo non ha molto senso ragionare con frasi assolute come “questo ingrediente fa bene al microbiota” o “questo probiotico funziona sempre”. In biologia, e ancora di più nell’intestino, il contesto conta.

Le principali cause di alterazione del microbiota

Nella vita quotidiana, molte cause di instabilità del microbiota sono più banali di quanto si pensi. Non sempre c’è una malattia grave alla base. A volte il problema nasce da una gestione troppo variabile, da cambi alimentari continui o da interventi fatti in buona fede ma senza metodo.

Tra i fattori più comuni che possono alterare l’equilibrio intestinale troviamo:

  • cambi alimentari frequenti e ravvicinati;
  • passaggi troppo rapidi da una proteina all’altra;
  • alternanza continua di marche, gusti e formulazioni;
  • troppi snack, masticativi, premietti e avanzi;
  • uso di antibiotici;
  • parassitosi intestinali o gastroenteriti pregresse;
  • stress cronico o ripetuto;
  • infiammazione intestinale di basso grado;
  • integrazioni non mirate;
  • diete casalinghe non bilanciate o modificate spesso.

In molti casi il microbiota non ha il tempo biologico necessario per adattarsi. Ogni cambiamento significativo della dieta modifica le risorse disponibili per le popolazioni microbiche intestinali. Se questi cambiamenti sono continui, l’intestino resta in una fase di riorganizzazione permanente.

Come si riequilibra davvero il microbiota

Riequilibrare il microbiota non significa aggiungere batteri dall’esterno e aspettarsi che tutto torni a posto. È un processo biologico progressivo, che richiede stabilità e tempo. Il microbiota non viene corretto come si corregge una carenza puntuale; tende a riorganizzarsi se l’ambiente intestinale diventa più favorevole.

Gli interventi più utili non sono sempre quelli più vistosi. Spesso il primo passo è ridurre le variabili, smettere di cambiare continuamente alimento e costruire una base alimentare stabile.

Stabilità alimentare

Ogni variazione significativa della dieta comporta una riorganizzazione delle popolazioni microbiche. Questo adattamento richiede settimane, non giorni. Se il cane cambia alimento ogni volta che le feci sono un po’ molli, l’intestino non ha mai il tempo di stabilizzarsi.

Stabilità alimentare non significa che un cane debba mangiare lo stesso alimento per tutta la vita senza possibilità di cambiamento. Significa che i cambi vanno fatti quando hanno una ragione, con gradualità e osservando la risposta nel tempo.

Per un cane con intestino sensibile è spesso utile:

  • scegliere una dieta completa e ben tollerata;
  • mantenerla per un periodo sufficiente a valutarne l’effetto;
  • evitare rotazioni continue di proteine e gusti;
  • ridurre gli extra non necessari;
  • fare transizioni lente, spesso più lunghe dei classici 7 giorni;
  • registrare feci, appetito, gas, prurito e cambiamenti generali.

Riduzione dell’infiammazione intestinale

Un intestino cronicamente irritato non è un ambiente favorevole a un microbiota stabile. Se sono presenti diarrea persistente, muco frequente, dolore addominale, vomito, dimagrimento o altri segni clinici, l’obiettivo iniziale non è “stimolare” il microbiota, ma capire perché l’intestino è infiammato.

In questi casi possono servire esami delle feci, valutazioni gastroenterologiche, profili ematici, test per B12 e folati, ecografia addominale o altri accertamenti decisi dal veterinario. La dieta può essere centrale, ma deve essere inserita in un percorso diagnostico e terapeutico.

Il fattore tempo

Il miglioramento clinico può essere rapido: le feci possono diventare più formate in pochi giorni e il cane può apparire più stabile. Questo però non significa che il microbiota si sia già riequilibrato in modo profondo e duraturo.

La stabilizzazione può richiedere settimane o mesi, soprattutto nei cani con lunga storia di instabilità intestinale, antibiotici ripetuti, enteropatie croniche o cambi alimentari continui. Gli effetti immediati vanno interpretati con cautela, perché a volte sono transitori.

Nota pratica: se un alimento, un probiotico o un intervento migliora le feci in pochi giorni, è un buon segnale, ma non dimostra da solo che il microbiota sia “risanato”. La vera prova è la stabilità nel tempo.

I limiti dei test sul microbiota

Oggi esistono test che analizzano la composizione del microbiota intestinale, ma nella pratica clinica quotidiana non sono ancora uno strumento semplice e definitivo. Possono fornire informazioni interessanti, soprattutto in contesti specialistici o di ricerca, ma vanno interpretati con prudenza.

Il limite principale è che non sempre sappiamo tradurre un singolo risultato in una decisione clinica chiara. La composizione del microbiota varia da cane a cane, può cambiare nel tempo e non esiste un modello unico di microbiota “perfetto” valido per tutti.

Per questo, nella gestione pratica, restano fondamentali:

  • storia clinica;
  • storia alimentare;
  • aspetto e frequenza delle feci;
  • risposta alla dieta nel tempo;
  • presenza o assenza di sintomi associati;
  • valutazione veterinaria del quadro complessivo.

I test sul microbiota possono essere un tassello, ma non dovrebbero sostituire l’osservazione clinica né trasformarsi in una lettura automatica da cui far derivare integratori o cambi alimentari casuali.

Probiotici: cosa sono davvero

I probiotici sono microrganismi vivi che, se somministrati nella specie corretta, nel ceppo specifico e alla dose adeguata, possono esercitare un effetto benefico documentato. Questa definizione è importante perché non tutti i prodotti “con fermenti” sono uguali, e non tutti i ceppi hanno gli stessi effetti.

Nel cane, i probiotici hanno un ruolo soprattutto modulatore. Possono:

  • competere temporaneamente con microrganismi indesiderati;
  • produrre metaboliti utili;
  • supportare la barriera intestinale;
  • influenzare alcune risposte immunitarie locali;
  • aiutare in alcune fasi di diarrea acuta, transizione o recupero intestinale.

Non bisogna però immaginarli come batteri che entrano nell’intestino, si installano in modo stabile e ricostruiscono da zero il microbiota. Nella maggior parte dei casi la loro presenza è transitoria: agiscono mentre vengono somministrati, modulando l’ambiente intestinale, ma non colonizzano stabilmente in modo permanente.

Questo non li rende inutili. Significa semplicemente che vanno usati per quello che possono fare davvero, non come soluzione universale.

Quando possono essere utili

I probiotici possono avere senso in alcune situazioni, sempre in base al prodotto, al ceppo e al quadro clinico:

  • diarrea acuta non complicata, quando il veterinario lo ritiene opportuno;
  • fase di recupero dopo gastroenterite;
  • supporto durante o dopo alcune terapie antibiotiche;
  • transizioni alimentari delicate;
  • alcuni casi di enteropatia cronica, all’interno di un piano più ampio;
  • soggetti con instabilità intestinale ricorrente, se la risposta è documentabile.

Nei cani con intestino molto sensibile, però, aggiungere continuamente probiotici senza un obiettivo preciso può non essere la scelta migliore. L’obiettivo iniziale, in certi soggetti, è ridurre instabilità e variabili, non continuare a stimolare un sistema già reattivo.

Attenzione agli automatismi: probiotico non significa sempre “meglio”. Se il cane ha diarrea persistente, dimagrisce, vomita o peggiora nonostante gli integratori, il problema non è trovare un fermento diverso, ma capire che cosa sta succedendo.

Prebiotici: cosa sono e come agiscono

I prebiotici non sono microrganismi. Sono substrati non digeribili dall’animale che raggiungono il colon e vengono fermentati dal microbiota già presente, favorendo in modo selettivo alcune popolazioni microbiche o alcune funzioni metaboliche.

In parole semplici, i probiotici aggiungono microrganismi vivi per un effetto temporaneo; i prebiotici nutrono gruppi di batteri già presenti nell’intestino.

I prebiotici possono essere utili, ma non sono automaticamente adatti a ogni situazione. In un cane stabile, una quota ben formulata di fibre fermentabili può sostenere un buon ambiente intestinale. In un cane con disbiosi attiva, feci molli, fermentazioni eccessive o intestino molto reattivo, aumentare i substrati fermentabili può peggiorare gas, borborigmi o qualità delle feci.

Questo è il motivo per cui non basta leggere “contiene prebiotici” sull’etichetta per concludere che un alimento sia automaticamente migliore per ogni cane.

FOS, MOS e prebiotici nel cibo per cani

I FOS e i MOS sono tra gli ingredienti più utilizzati nel pet food quando si parla di supporto intestinale.

I FOS, frutto-oligosaccaridi, sono fibre fermentabili. Raggiungono il colon e vengono utilizzati da alcune popolazioni batteriche, contribuendo alla produzione di metaboliti come gli acidi grassi a corta catena. Possono essere utili, ma in alcuni cani sensibili possono aumentare fermentazioni, gas o feci molli se presenti in quantità non ben tollerate.

I MOS, mannan-oligosaccaridi, hanno un’azione diversa. Sono spesso descritti per la loro capacità di legare alcuni patogeni e modulare la risposta immunitaria intestinale. Non vanno considerati identici ai FOS, perché non tutti i prebiotici agiscono nello stesso modo.

Come leggere le percentuali in etichetta

Le percentuali di FOS e MOS in etichetta vanno lette con buon senso. Valori bassi o medi possono essere ben tollerati in molti cani stabili, mentre valori più elevati possono non essere ideali in soggetti con feci molli, fermentazioni e intestino molto sensibile.

Ingrediente Valore basso Valore medio Valore alto
FOS < 0,05% 0,05-0,15% ≥ 0,20%
MOS < 0,10% 0,10-0,30% ≥ 0,40%

Questi valori vanno considerati orientativi, non come soglie cliniche assolute. La tolleranza dipende dal cane, dal resto della formulazione, dalla qualità delle feci, dal contenuto totale di fibre, dalla digeribilità dell’alimento e dallo stato dell’intestino in quel momento.

Nota sull’etichetta: la presenza di FOS, MOS o altri prebiotici non rende automaticamente un alimento adatto a un cane con intestino instabile. In alcuni soggetti possono essere utili; in altri possono aumentare fermentazione e feci molli.

Ingredienti confusi con i prebiotici: la Yucca schidigera

La Yucca schidigera viene talvolta associata al benessere intestinale, ma non è un prebiotico in senso tecnico. Non è una fibra fermentabile usata dal microbiota per produrre acidi grassi a corta catena e non “nutre” direttamente i batteri intestinali come fanno alcuni substrati prebiotici.

La sua azione è diversa. Viene utilizzata soprattutto per contribuire alla riduzione di ammoniaca e sottoprodotti della fermentazione proteica, con possibile effetto sull’odore delle feci e sull’ambiente intestinale. Può quindi avere un ruolo pratico in alcune formulazioni, ma non va presentata come ingrediente capace di riequilibrare il microbiota.

Probiotici umani ed Enterogermina nel cane

Molti proprietari, davanti a feci molli o diarrea, pensano a prodotti umani come Enterogermina o altri fermenti lattici da banco. In alcuni casi possono esserci miglioramenti apparenti, spesso rapidi ma transitori. Questo non significa però che siano sempre lo strumento più adatto al cane.

La sicurezza non coincide con l’appropriatezza biologica. Il microbiota del cane non è “più semplice” o “meno complesso” di quello umano: è diverso per composizione, funzione e risposta alla dieta. Un prodotto pensato per l’uomo non è necessariamente il più indicato per un problema intestinale del cane.

Quando serve un probiotico, i veterinari tendono a preferire prodotti studiati per la specie canina o comunque con ceppi, dosaggi e indicazioni più coerenti con l’uso veterinario. Soprattutto se il cane ha sintomi ricorrenti, il punto non dovrebbe essere quale prodotto umano provare, ma se esiste una causa da indagare.

Da ricordare: un prodotto umano può sembrare innocuo, ma non è automaticamente la scelta più appropriata. Nei disturbi intestinali ricorrenti è meglio evitare il fai da te e impostare il supporto con il veterinario.

Quando serve davvero il veterinario

Molti piccoli episodi intestinali si risolvono con gestione, dieta leggera quando indicata e qualche giorno di osservazione. Tuttavia ci sono situazioni in cui non ha senso insistere con integratori, fermenti o cambi di mangime.

È opportuno contattare il veterinario se sono presenti:

  • diarrea che dura più di pochi giorni;
  • sangue nelle feci;
  • muco frequente e persistente;
  • vomito ripetuto;
  • dimagrimento;
  • calo dell’appetito;
  • abbattimento;
  • dolore addominale;
  • feci molli ricorrenti per settimane o mesi;
  • peggioramento dopo molti tentativi alimentari.

In questi casi il microbiota può essere coinvolto, ma raramente è utile trattarlo come causa unica. Serve capire se ci sono parassiti, infezioni, enteropatie croniche, problemi pancreatici, intolleranze vere, allergie alimentari o altre condizioni che richiedono un percorso più preciso.

Il punto di vista corretto per il proprietario

Per il proprietario di un Pastore Australiano, soprattutto se il cane ha una “pancia delicata”, il rischio è entrare in una spirale di interventi continui: cambio crocchette, aggiunta di probiotico, nuovo snack funzionale, nuova fibra, nuova proteina, nuovo integratore. Ogni passaggio sembra una soluzione, ma nel tempo può aumentare l’instabilità.

Un approccio più utile parte da quattro principi:

  • osservare: guardare feci, frequenza, appetito, gas, peso, prurito, energia e risposta agli alimenti;
  • ridurre le variabili: meno cambi, meno extra, meno prove casuali;
  • rispettare i tempi biologici: l’intestino non si stabilizza in due giorni;
  • intervenire con metodo: usare dieta, probiotici, prebiotici o integrazioni solo quando hanno una ragione chiara.

Spesso la scelta più efficace non è fare di più, ma fare meglio. Un intestino stabile ha bisogno di coerenza più che di continue correzioni.

Microbiota e Pastore Australiano

L’Australian Shepherd è spesso descritto dai proprietari come un cane sensibile anche sul piano digestivo: feci che cambiano facilmente, reazioni ai cambi di alimentazione, periodi di colite, gas o tolleranza non sempre stabile agli snack. Questo non significa che la razza abbia un microbiota “debole” per definizione, ma che molti Aussie traggono beneficio da una gestione alimentare coerente e poco caotica.

In un cane attivo, sensibile allo stress e spesso molto reattivo al contesto, intestino, routine e stato emotivo possono influenzarsi a vicenda. Per questo ha senso lavorare su più livelli: dieta stabile, transizioni lente, attività fisica regolare, riduzione dello stress cronico e attenzione a farmaci o integratori non necessari.

Il microbiota non va trasformato in una moda, ma nemmeno ignorato. È una parte importante della salute intestinale e generale del cane, purché venga considerato dentro un quadro più ampio.

Domande frequenti

Un probiotico può ricostruire il microbiota?

No. I probiotici possono modulare temporaneamente l’ambiente intestinale e avere effetti benefici in alcune situazioni, ma nella maggior parte dei casi non colonizzano stabilmente e non ricostruiscono da soli il microbiota.

I prebiotici fanno sempre bene?

No. Possono essere utili in cani stabili, ma in presenza di fermentazioni eccessive, feci molli o disbiosi attiva possono peggiorare gas e instabilità. Vanno valutati nel contesto dell’alimento e del singolo cane.

FOS e MOS sono la stessa cosa?

No. I FOS sono fibre fermentabili, mentre i MOS hanno soprattutto un ruolo legato al legame di alcuni patogeni e alla modulazione dell’ambiente intestinale. Sono entrambi usati nel pet food, ma non agiscono nello stesso modo.

La Yucca schidigera è un prebiotico?

No. Può influenzare l’ambiente intestinale e l’odore delle feci, ma non è un substrato fermentabile che nutre selettivamente il microbiota.

Enterogermina va bene per il cane?

Può dare miglioramenti apparenti in alcuni casi, ma non è automaticamente il prodotto più adatto al cane. Per disturbi ricorrenti è preferibile usare prodotti indicati dal veterinario e, soprattutto, capire la causa del problema.

Quanto tempo serve per riequilibrare il microbiota?

Dipende dal cane e dalla situazione. Alcuni miglioramenti clinici possono vedersi in pochi giorni, ma la stabilizzazione profonda può richiedere settimane o mesi, soprattutto dopo antibiotici, gastroenteriti, enteropatie croniche o molti cambi alimentari.

Devo fare un test del microbiota?

Non sempre. I test possono fornire informazioni, ma non sono ancora uno strumento di routine capace di dare risposte semplici per ogni cane. La valutazione clinica, la storia alimentare e la risposta nel tempo restano centrali.

Da portare a casa: il microbiota intestinale del cane è un sistema complesso, dinamico e resiliente. Non si riequilibra con scorciatoie, ma creando condizioni favorevoli: dieta stabile, pochi cambi inutili, transizioni graduali, riduzione dell’infiammazione, uso mirato di probiotici o prebiotici e tempo sufficiente. Per molti cani, soprattutto se sensibili, la strada migliore non è aggiungere continuamente qualcosa, ma ridurre il caos e osservare con metodo.

Fonti scientifiche e riferimenti

  • Suchodolski JS. Diagnosis and interpretation of intestinal dysbiosis in dogs and cats. Journal of Veterinary Internal Medicine, 2016.
  • Pilla R, Suchodolski JS. The role of the canine gut microbiome and metabolome in health and gastrointestinal disease. Frontiers in Veterinary Science, 2020.
  • Schmitz S, Suchodolski JS. Understanding the canine intestinal microbiome and its modification by diet. Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice, 2016.