«Il mio Aussie vomita da questa mattina, cosa posso dargli?»
È una delle domande arrivate a Chiedi a Solo Aussie. Poco dopo ne è arrivata un’altra: «Perché il mio Aussie vomita spesso?».
Sono domande più che comprensibili. Quando vediamo il cane stare male, il primo pensiero è cercare qualcosa che possa farlo stare meglio: un farmaco già usato altre volte, un gastroprotettore, un probiotico, magari semplicemente qualcosa di leggero da mangiare.
Il problema è che il vomito non è una malattia, ma un sintomo. E lo stesso sintomo può comparire per motivi molto diversi.
Può presentarsi dopo una semplice indiscrezione alimentare, ma anche in corso di infiammazioni gastrointestinali, pancreatite, ingestione di corpi estranei o sostanze tossiche, oppure essere collegato a patologie che non nascono direttamente nello stomaco o nell’intestino, comprese alcune malattie renali, epatiche o endocrine.[1]
Per questo alla domanda «cosa posso dargli?» non esiste una risposta valida per tutti. Prima ancora di cercare di fermare il vomito bisogna osservare quello che sta succedendo e, soprattutto, guardare il cane nel suo insieme.
A volte, tra l’altro, quello che chiamiamo vomito non è nemmeno vomito.
Nel vomito ci sono normalmente nausea, conati e contrazioni dell’addome; il rigurgito, invece, è più passivo e il materiale viene espulso quasi senza sforzo, spesso ancora poco digerito. A noi può sembrare una distinzione di poco conto, ma per il veterinario sapere quale dei due fenomeni si è verificato può essere importante per capire da dove cominciare.[1]
Quando un episodio cambia significato
Un episodio isolato in un cane adulto che subito dopo torna quello di sempre, rimane vigile, beve e non mostra dolore è una cosa. Un cane che continua a vomitare, rifiuta il cibo o appare abbattuto è un’altra.
Non esiste una formula del tipo «una volta si aspetta, dalla terza si chiama il veterinario». Sarebbe comoda, ma non funziona così. Il numero degli episodi conta, ma conta soprattutto come sta il cane nel suo complesso.
Bisogna considerare la sua età, le condizioni generali, l’eventuale presenza di diarrea, dolore, debolezza o disidratazione e la possibilità che abbia ingerito qualcosa. Se il vomito continua, compare sangue, il cane non riesce a trattenere l’acqua, perde peso, è molto abbattuto oppure c’è il sospetto di un corpo estraneo o di una sostanza tossica, la valutazione veterinaria diventa decisamente più importante.[1]
Ci sono poi situazioni nelle quali aspettare per vedere come va ha poco senso. Conati ripetuti senza riuscire a vomitare, soprattutto se l’addome appare gonfio, collasso, forte debolezza o difficoltà respiratorie richiedono un intervento rapido.
Il sangue nelle feci è uno di quei segnali che, comprensibilmente, fanno subito preoccupare.
Qualche traccia di sangue rosso vivo può comparire anche quando il colon è molto irritato e, presa da sola, non permette di stabilire quanto sia grave la situazione. Nelle coliti, per esempio, possono comparire muco, evacuazioni più frequenti e sangue fresco.[2]
Il significato cambia però quando il sangue arriva insieme a vomito, diarrea importante, dolore, forte abbattimento o perdita dell’appetito.
Esistono anche forme acute, come la sindrome da diarrea emorragica acuta, nelle quali vomito e diarrea sanguinolenta possono comparire rapidamente e portare a una perdita importante di liquidi.[3] Questo non significa, naturalmente, che ogni traccia di sangue nelle feci indichi una sindrome di questo tipo. Serve piuttosto a ricordare che il sangue va sempre interpretato insieme a tutto il resto.
Quello che è successo a Nash
È più o meno quello che ci è successo recentemente con Nash.
Ogni tre-sei mesi circa può capitare che abbia un episodio di vomito accompagnato da feci molli. Tra un episodio e l’altro sta bene, mangia normalmente e non mostra particolari problemi.
L’ultima volta, però, qualcosa era diverso. Nelle feci era comparso anche del sangue e per tre giorni non ha praticamente mangiato.
A quel punto non aveva più molto senso chiedersi semplicemente che cosa darle. Nash è stata visitata dal veterinario, è stata impostata una terapia e nei giorni successivi la situazione è progressivamente tornata alla normalità.
Potrei riportare qui i nomi di tutti i farmaci e dei prodotti utilizzati. Preferisco non farlo, perché rischierebbe di passare un messaggio sbagliato.
Quella era la terapia di Nash, prescritta dopo aver visitato Nash, per quell’episodio.
Usarla come una specie di ricetta da ripetere sul prossimo Aussie che vomita sarebbe esattamente il contrario di ciò che vorrei spiegare con questo articolo.
Anche un farmaco che blocca il vomito non ci dice, da solo, perché il cane stia vomitando. Può essere necessario e utilissimo, ma va inserito nel quadro clinico del singolo animale. Quando il vomito continua, inoltre, possono comparire disidratazione e alterazioni degli elettroliti che richiedono una valutazione più ampia del semplice controllo del sintomo.[1]
Quando il problema ritorna
C’è poi un altro punto che merita attenzione quando diciamo che un cane «vomita spesso».
Se un episodio dura un paio di giorni, scompare completamente e poi ritorna dopo alcuni mesi, possiamo parlare di un problema ricorrente o intermittente. Questo non significa automaticamente che il cane abbia un’enteropatia cronica.
In medicina veterinaria le enteropatie croniche vengono generalmente definite dalla presenza di segni gastrointestinali per almeno tre settimane, anche se questi segni possono avere un andamento intermittente o ciclico.[4]
È una distinzione utile perché evita due errori opposti: trasformare ogni episodio che si ripete in una malattia cronica, oppure considerarlo irrilevante soltanto perché tra una crisi e l’altra il cane torna perfettamente normale.
Quando qualcosa ricompare nel tempo, vale la pena cominciare a guardare gli episodi come possibili parti dello stesso quadro.
Anche prendere qualche appunto può essere molto più utile di quanto sembri.
Quando è iniziato il vomito? Quante volte è successo? Cosa aveva mangiato? C’era anche diarrea? Era presente sangue? Aveva appetito? Era accaduto qualcosa di particolare nelle ore o nei giorni precedenti?
Dopo mesi può emergere uno schema che la sola memoria difficilmente riuscirebbe a ricostruire con precisione.
Stress e caldo: elementi da osservare, non una diagnosi
Ed è proprio quello che stiamo cercando di fare con Nash.
Nel suo caso abbiamo notato più volte una possibile relazione con periodi di maggiore stress ambientale. Nell’ultimo episodio si è aggiunto un caldo particolarmente intenso, che lei aveva sopportato male.
A questo punto sarebbe facile mettere insieme i pezzi e dire: ecco la causa.
Ma sarebbe probabilmente troppo semplice.
Il rapporto tra stress e apparato gastrointestinale viene studiato anche nel cane e alcuni lavori suggeriscono che, in determinati soggetti, fattori stressanti possano essere associati a disturbi gastrointestinali.[5] Questo però non significa che lo stress provochi automaticamente vomito o diarrea.
Uno studio pubblicato nel 2024 su venti cani adulti sani, sottoposti ripetutamente a viaggi in automobile e separazioni, non ha rilevato alterazioni significative della qualità delle feci o della composizione complessiva del microbiota intestinale.[6] È uno studio piccolo e condotto su cani sani, quindi non risolve certamente la questione, ma aiuta a ricordare che la risposta allo stress non è uguale per tutti.
Con il caldo bisogna fare un ragionamento simile.
Il vomito può comparire nell’ipertermia grave e nel colpo di calore, insieme ad ansimazione molto intensa, salivazione, alterazioni della coordinazione e debolezza fino al collasso. In quel caso non stiamo più parlando di un semplice disturbo gastrointestinale, ma di un’emergenza veterinaria.[7]
Diverso è attribuire al caldo un episodio di vomito o diarrea soltanto perché è comparso durante un periodo molto afoso.
Nel caso di Nash è un elemento che vale la pena tenere presente, soprattutto perché sappiamo quanto avesse sofferto quelle temperature. Ma, almeno per ora, rimane un’osservazione. Non una diagnosi.
Conoscere il proprio cane aiuta, ma non basta
Ed è forse questa la parte più difficile quando si vive da molti anni con lo stesso cane.
Conoscerlo bene è un vantaggio enorme. Ci accorgiamo rapidamente quando qualcosa cambia, riconosciamo comportamenti insoliti e qualche volta notiamo collegamenti che durante una visita di pochi minuti sarebbe impossibile ricostruire.
Ma osservare un collegamento non significa averne dimostrato la causa.
Se il nostro Aussie vomita una volta e poco dopo è nuovamente quello di sempre, possiamo osservare come evolve la situazione. Se continua a vomitare, non mangia, appare abbattuto, manifesta dolore, compare sangue, non riesce a trattenere l’acqua oppure quell’episodio è nettamente diverso dai precedenti, aspettare semplicemente che passi diventa una scelta molto meno ragionevole.
E quando il problema ritorna periodicamente, anche se ogni volta sembra risolversi, forse la domanda più utile da rivolgere al veterinario non è più soltanto: "Cosa posso dargli?, ma: "Perché continua a succedere?"
Fonti
[1] Webb C.B. – Vomiting in Dogs. Merck Veterinary Manual, aggiornamento settembre 2024.
[2] Collier A. – Colitis in Small Animals. Merck Veterinary Manual, revisione giugno 2025.
[3] Collier A. – Acute Hemorrhagic Diarrhea Syndrome in Dogs. Merck Veterinary Manual, revisione giugno 2025.
[4] Collier A. – Chronic Enteropathies in Small Animals. Merck Veterinary Manual, revisione agosto 2025, aggiornamento giugno 2026.
[5] Cerquetella M., Rossi G., Spaterna A., Tesei B., Jergens A.E., Suchodolski J.S., Bassotti G. – Is irritable bowel syndrome also present in dogs? Tierärztliche Praxis Ausgabe K, 2018; 46(3): 176–180.
[6] Patel K.V., Hunt A.B.G., Castillo-Fernandez J., Abrams C., King T., Watson P., Amos G.C.A. – Impact of acute stress on the canine gut microbiota. Scientific Reports, 2024; 14:18897.
[7] Merck Veterinary Manual – What to Do in a Dog or Cat Emergency, sezione “Heat Stroke”, versione consultata 2026.