Un Pastore Australiano blue merle adulto viene spazzolato con delicatezza su una veranda, in un contesto domestico e naturale. Il mantello appare fitto, abbondante e leggermente lanoso, senza suggerire un problema patologico, ma richiamando in modo realistico il tema della gestione del pelo dopo la sterilizzazione.
Il mantello dell’Aussie può cambiare nel tempo: sterilizzazione, età, alimentazione e gestione del sottopelo possono contribuire a renderlo più abbondante e difficile da mantenere.

Il pelo dell’Aussie può cambiare dopo la sterilizzazione?

Il pelo dell’Aussie può cambiare dopo la sterilizzazione?

Quando si parla di sterilizzazione si finisce quasi sempre sugli stessi argomenti: prevenzione, salute riproduttiva, rischio di aumento di peso, comportamento, tempistiche più o meno corrette. Del mantello, invece, si parla molto meno. Eppure, per chi vive con un Pastore Australiano, il pelo non è un dettaglio estetico. È parte della struttura della razza e della sua funzionalità.

L’Aussie ha un mantello di media lunghezza, con pelo da dritto a ondulato, resistente alle intemperie, e con una quantità di sottopelo che può variare anche in base al clima. Questo significa che ogni cambiamento nella qualità del pelo, nella quantità di sottopelo o nella facilità con cui il mantello si apre e si pettina può diventare molto evidente nella vita quotidiana.

La mia Aussie ha sette anni ed è stata sterilizzata intorno ai cinque, per ragioni cliniche. Nel nostro caso era necessario. Lo dico subito per evitare equivoci: se non ci fosse stata una motivazione clinica, probabilmente avrei valutato diversamente. È una considerazione riferita al mio cane, alla sua storia e al suo quadro sanitario, non una posizione generale contro la sterilizzazione.

Una cosa che però non conoscevo, e che nel nostro caso non era emersa prima dell’intervento, riguarda il possibile cambiamento del mantello. Non parlo di un cambiamento immediato. Non è successo dopo pochi giorni, né dopo poche settimane. Direi che abbiamo iniziato a notarlo circa un anno dopo la sterilizzazione.

Prima il suo pelo era più semplice da gestire. Oggi, invece, in alcuni punti è più lanoso, più abbondante, meno ordinato e richiede più manutenzione. Nulla di drammatico, nessun problema evidente di cute, ma sicuramente un mantello diverso rispetto a prima.

Nel frattempo è cambiata anche l’alimentazione, perché dopo la sterilizzazione tendeva più facilmente ad aumentare di peso e ho dovuto scegliere crocchette più adatte al suo nuovo fabbisogno. Anche questo può avere avuto un ruolo. Proprio per questo non mi piace la spiegazione facile. Non direi mai: “è tutta colpa della sterilizzazione”. Non direi nemmeno: “è tutta colpa delle crocchette”. Il mantello di un cane dipende da molti fattori: genetica, età, stagione, ormoni, alimentazione, gestione del sottopelo, stato della cute e metabolismo generale.

A volte questi fattori si sommano, e il risultato diventa evidente solo nel tempo.

Dopo averne parlato nel gruppo, sono arrivate esperienze diverse. Alcuni proprietari hanno notato, dopo la sterilizzazione, un pelo più lanoso, più abbondante e più difficile da gestire, spesso insieme a una maggiore tendenza all’aumento di peso. Altri non hanno visto cambiamenti particolari. Qualcuno ha segnalato modifiche del mantello anche in un maschio non sterilizzato, dopo la maturità.

Ed è proprio questo il punto: l’esperienza dei proprietari non dimostra una causa unica, ma suggerisce che il fenomeno esiste e che non può essere ridotto a una spiegazione sola.

La letteratura veterinaria, in effetti, non liquida del tutto la questione. Uno studio pubblicato su Veterinary Dermatology da Reichler e colleghi ha valutato i cambiamenti del mantello dopo la sterilizzazione nelle femmine e ha preso in esame il ruolo delle gonadotropine, del GnRH e del ciclo del follicolo pilifero. Non significa che tutte le femmine sterilizzate cambieranno pelo, né che ogni mantello più lanoso dipenda per forza dall’intervento. Significa però che un collegamento biologico è plausibile e descritto.

Una revisione successiva dedicata proprio ai cambiamenti del mantello nelle femmine sterilizzate è ancora più prudente, ed è forse il punto più interessante. Gli autori ricordano che le pubblicazioni disponibili sull’argomento sono poche e spesso di valore scientifico limitato, quindi non permettono di prevedere con sicurezza quali cani svilupperanno un cambiamento del pelo dopo la sterilizzazione. Allo stesso tempo, però, concludono che questi cambiamenti sono descritti abbastanza spesso da meritare di essere comunicati ai proprietari come possibile effetto secondario.

Questa, secondo me, è la posizione più corretta: non creare paura, ma nemmeno far finta che il problema non esista.

Nel Pastore Australiano il cambiamento può essere particolarmente evidente perché il mantello è già di per sé complesso. Se il sottopelo aumenta, resta più trattenuto o diventa più difficile da rimuovere, il cane può sembrare improvvisamente più “gonfio”, più lanoso o più incline a fare nodi. Alcune zone sono più delicate di altre: dietro le orecchie, sul petto, nelle ascelle, sulle culotte, sotto la coda e intorno ai garretti.

Qui però serve una distinzione importante. Un mantello più abbondante o più difficile da gestire non è automaticamente un problema di salute. Può essere una nuova condizione del cane, da affrontare con più manutenzione, spazzolature più regolari, controllo del sottopelo e, se serve, l’aiuto di un toelettatore che conosca bene i doppi mantelli.

Diverso è il caso in cui al cambiamento del pelo si associno altri segnali: prurito, forfora, cute secca, odore forte, perdita di pelo, zone diradate, ricrescita lenta, stanchezza, aumento di peso marcato o difficoltà a mantenere una buona forma fisica. In quel caso non ha senso attribuire tutto alla sterilizzazione o all’alimentazione. È meglio parlarne con il veterinario e valutare eventuali controlli, tiroide compresa, perché l’ipotiroidismo nel cane può dare aumento di peso, letargia e alterazioni della cute e del mantello.

E gli integratori?

Anche qui, meglio non aspettarsi miracoli. Gli acidi grassi essenziali, in particolare EPA e DHA da olio di pesce, possono contribuire alla qualità della cute e del mantello. Ci sono studi che hanno valutato l’effetto degli omega-3 nei cani con mantello di scarsa qualità, mostrando miglioramenti in alcuni parametri cutanei e del pelo. Ma un integratore non può riportare il cane al mantello che aveva prima della sterilizzazione, se il cambiamento è legato anche al nuovo assetto ormonale, all’età o alla genetica.

Nel mio caso sto provando un’integrazione molto prudente con Omega Pet cane e gatto, ricco di EPA e DHA da olio di pesce. Per ora mezzo cucchiaino da caffè una volta al giorno, nelle crocchette. Non lo considero una soluzione per tutti e non mi aspetto che il pelo torni quello di prima. Voglio semplicemente osservare per qualche settimana la tolleranza, le feci, il peso e l’eventuale qualità del mantello.

Con una femmina sterilizzata che tende a ingrassare, anche gli oli vanno usati con criterio, perché aggiungono comunque calorie. Se un integratore migliora un po’ la qualità della cute e del pelo, bene. Se non cambia nulla, non ha senso insistere pensando di correggere con un prodotto quello che forse è ormai il nuovo equilibrio del cane.

Alla fine, credo che la posizione più onesta sia questa: il cambiamento del pelo dopo la sterilizzazione è possibile, ma non è una regola. Non riguarda tutti i cani, non si manifesta sempre allo stesso modo e non dipende necessariamente da una sola causa. In alcuni soggetti può essere più evidente, in altri quasi impercettibile. In alcuni casi può sommarsi a età, stagione, genetica, alimentazione e gestione del sottopelo.

Non serve demonizzare la sterilizzazione, soprattutto quando ci sono ragioni cliniche reali. Ma non serve nemmeno negare ciò che molti proprietari osservano. Parlarne con equilibrio aiuta a riconoscere prima i cambiamenti, a gestire meglio il mantello e a distinguere una normale variazione estetica da un possibile problema di salute.

Forse l’unica cosa davvero certa è proprio questa: davanti al pelo che cambia, non bisogna cercare per forza un colpevole unico. Bisogna guardare il cane intero, con la sua storia, la sua età, il suo metabolismo, la sua alimentazione e il suo mantello.

Fonti consultate

  • Reichler I.M., Welle M., Sattler U., Jöchle W., Roos M., Hubler M., Barth A., Arnold S. Spaying-induced coat changes: the role of gonadotropins, GnRH and GnRH treatment on the hair cycle of female dogs. Veterinary Dermatology, 2008; 19: 77-87.
  • Stamm A., et al. Coat changes in castrated bitches – a review of the literature. Tierärztliche Praxis Ausgabe K: Kleintiere / Heimtiere, 2013; 41(1): 47-52.
  • United States Australian Shepherd Association. Breed Standard – Australian Shepherd. Sezione “Coat”.
  • MSD Veterinary Manual. Hypothyroidism in Animals. Ultimo aggiornamento: maggio 2025.
  • MSD Veterinary Manual. Essential Fatty Acids for Integumentary Disease in Animals. Ultimo aggiornamento: settembre 2024.
  • Bensignor E., et al. A prospective, randomized, double blind, placebo-controlled evaluation of the effects of an n-3 essential fatty acids supplement on clinical signs, and fatty acid concentrations in the erythrocyte membrane, hair shafts and skin surface of dogs with poor quality coats. Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids, 2020; 159: 102140.